App craccate e abiti falsi: i giovani preferiscono pirateria e contraffazione

Il 33% dei giovani usa app per lo streaming illegali, aggirando abbonamenti e usando password condivise. Un ragazzo su 10 preferisce la merce contraffatta a quella autentica per ragioni economiche.

Giovani e Netflix
Tantissimi i giovani che usano app craccate o password condivise per non pagare l’abbonamento a Netflix – romanotizie24.it

 

Li chiamano ironicamente “patacche” o “pezzotti”, ma il mercato della contraffazione in Italia vede tra i suoi clienti affezionati soprattutto i giovani. Circa 1 ragazzo su 3 ammette di acquistare prodotti falsi: vestiti, paia di scarpe o accessori di marca. Ed è una scelta in controtendenza, considerando l’attenzione che la GenZ pone molto spesso al Made in Italy, a capi luxury o griffati. Una parte di loro, il 33%, punta invece alla merce contraffatta. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Skuola.net, che ha intervistato 22.500 adolescenti tra gli 11 e 25 anni all’interno del progetto didattico “No Fake, Be Real”.

Contraffazione: un ragazzo su tre in Italia ammette di acquistare merce falsa

Dai capi griffati alle password per lo streaming, passando per accessori tech. I giovanissimi risparmiano preferendo il falso. La buona notizia è che il 49% di loro, stando all’indagine di Skuola.net, è conscia dei rischi a cui porta la merce contraffatta. La restante metà, invece, alimenta un business illegale, pensando a fare economia a discapito di quella del proprio Paese. È quanto emerge dal progetto didattico “No Fake, Be Real”, un’iniziativa sostenuta dall’Euipo, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale.

Prodotti luxury
Per un ragazzo su 10 è un’abitudine cercare prodotti contraffatti secondo l’indagine di Skuola.net – romanotizie24.it

 

I settori più colpiti da questa condotta, immorale quanto illecita, sono l’abbigliamento, il tech e l’intrattenimento online. Circa 1 ragazzo su 3 (33%) ammette, di aver comprato almeno una volta un vestito, un paio di scarpe o un accessorio di marca falso. Oltre 4 su 10 (42%) hanno fatto lo stesso con i prodotti tecnologici “cloni” degli originali.

Il 30% dei giovani usa app e software craccati per eludere gli abbonamenti

Online le cose vanno anche peggio. A 2 giovani su 3 (66%) è capitato di guardare film, serie tv o eventi sportivi usando siti pirata. E anche quando si paga, non sempre si rispettano le condizioni d’utilizzo: 1 su 2 (50%) è solito usare password condivise con persone al di fuori del nucleo familiare per accedere ai servizi di streaming, come Netflix o Spotify. Non mancano poi quelli che a pagare non ci pensano proprio: 3 su 10 (30%) utilizzano app e software craccati per evitare di sottoscrivere un abbonamento.

Volge al termine invece l’era del “pezzotto”, che ha sedotto più le generazioni precedenti: l’11% degli adolescenti l’ha sperimentato in famiglia, ma quasi la metà lo ha presto abbandonato. Oggi solo un esiguo 6% lo possiede ancora. Se nel caso del vestiario e della tecnologia mediamente per 1 su 10 è un’abitudine cercare prodotti contraffatti, per quanto riguarda lo streaming illegale o in violazione dei termini di contratto previsti dalle varie piattaforme la quota si impenna a un terzo del campione (33%). Molto spesso, ciò che sembra mancare è la piena consapevolezza delle conseguenze di questi comportamenti. Da un lato, infatti, quasi 1 su 3 (31%) cede alla tentazione del risparmio pur cosciente di eventuali possibili conseguenze. Ma sono 1 su 5 (20%) coloro che non si rendono conto di alimentare sacche di illegalità. Dalla ricerca emerge che il 20% ha acquistato le credenziali degli account condivisi da sconosciuti, mentre il 24% ha condiviso ad altri le proprie, aprendo quindi a una diffusione non controllata di dati personali.

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